Ripresa del bradisismo e controlli sugli edifici, parla la consigliera Pecce: intervista rilasciata al Mattino del 1° ottobre 2023

Ripresa del bradisismo, allarme per la stabilità degli edifici, necessità di controlli: di tutto questo ha parlato la consigliera dell’Ordine degli ingegneri di Napoli, Maria Rosaria Pecce, ordinaria di Tecnica delle Costruzioni all’Ateneo Federiciano, in un’intervista pubblicata a pagina 24 (e richiamata in prima di cronaca) dal quotidiano Il Mattino di domenica 1° ottobre 2023.
Di seguito pubblichiamo la versione testuale dell’intervista.
Le pagine 23 e 24 del Mattino sono anche scaricabili  QUI .

Cedimenti di calcinacci e controlli alle strutture. Maria Rosaria Pecce, professoressa di tecnica delle costruzioni all’Università Federico II e consigliera dell’ordine degli Ingegneri della provincia di Napoli, lo sciame sismico che sta interessando l’area flegrea può provocare danni agli edifici?
«Bisogna partire dal presupposto che ogni edificio ha problemi diversi dagli altri. L’intensità delle scosse che si stanno verificando in queste settimane nell’area flegrea, per fortuna, non è molto elevata.
Quindi difficilmente le scosse di queste settimane sono in grado da sole di provocare danni strutturali. Ciò non significa che non possono verificarsi situazioni critiche. Se ci sono, però, non dipendendo solo dalle scosse ma da una vulnerabilità preesistente degli edifici».
Insomma, con scosse di questa intensità può essere soltanto la goccia che fa traboccare il vaso.
«Esatto. Ovviamente l’evoluzione dell’intensità degli eventi sismici deve essere monitorata».
Un discorso che vale anche per il Museo archeologico? Venerdì pomeriggio al Mann la caduta di calcinacci ha colpito una turista.
«È un discorso che vale per tutte le strutture. A Napoli si verifica, purtroppo, la caduta di calcinacci e cornicioni anche con le piogge o con il vento. Ma anche le vibrazioni del traffico possono portare a un cedimento in situazioni di particolare debolezza. Al Mann lo sciame sismico può essere stato, appunto, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In generale, a Napoli abbiamo un patrimonio di edifici, anche di valore storico, su cui la manutenzione delle facciate si presenta impegnativa».
Napoli è piena di edifici vetusti. È un problema?
«Certamente gli edifici più antichi sono maggiormente a rischio, ma il tema del degrado riguarda tutte le strutture. Il vero problema è che se ne parla soltanto quando c’è preoccupazione. La manutenzione degli edifici dovrebbe essere un qualcosa di cui interessarsi sempre. È la prevenzione la strada maestra da seguire».
Concentrandoci sui Campi Flegrei, c’è una situazione particolare relativamente al tipo di edifici di quell’area?
«Parliamo di un’area davvero molto ampia. Abbiamo molti edifici monumentali e antichi nelle aree dei centri storici, ma c’è anche un grande abusivismo dove non abbiamo conoscenza nemmeno della qualità dell’edilizia. E questo è un grande problema. Per questo insisto sull’importanza di concentrarsi maggiormente sulla prevenzione».
È un qualcosa che si dice spesso. Ma in concreto cosa s’intende per prevenzione?
«Una delle cose da fare è la mappatura delle vulnerabilità.
Manca un quadro preciso di quali sono le situazioni più a rischio. Sarebbe fondamentale avere una mappa di quali strutture sono più a rischio così da effettuare, dopo un evento tellurico, un monitoraggio in base all’intensità del sisma».
Eppure i vostri appelli alla prevenzione sono stati troppo spesso inascoltati.
«Purtroppo sì. Gli ingegneri andrebbero coinvolti maggiormente in tutte le attività che riguardano l’edilizia e bisognerebbe investire fondi per il monitoraggio degli edifici. Invece non accade. Terminata la paura, cade tutto nel dimenticatoio. Il risultato della scarsa attenzione che la società dà al ruolo degli ingegneri è che pochissimi giovani si iscrivono all’università per studiare ingegneria civile Eppure siamo in un Paese dove i rischi sono tanti: alluvioni, terremoti ed altri eventi che minacciano la sicurezza di costruzioni e infrastrutture sono cose che ci troviamo ad affrontare spesso in Italia. Per questo il Paese avrebbe bisogno di molti più professionisti».
                                                                                                                   d.d.m.

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